Cambiare lavoro e (ri)progettarsi

Cambiare lavoro e ripogettarsi sono un desiderio o un’esigenza sempre più frequenti: per scelta o per necessità, per accadimenti gioiosi o dolorosi o per il naturale evolversi della vita. Ciascuno di noi si trova di fronte al compito di cambiare e riprogettare il proprio modo di stare al mondo, anche in quella parte di mondo che chiamiamo del lavoro. Proprio nel lavoro,  l’esigenza di cambiare è sempre più frequente e ha subito negli anni una accelerazione.

 

Cambiare lavoro e riprogettarsi come fare

Molte persone tuttavia si percepiscono non adeguate riguardo alla possibilità di farlo, per una difficoltà emotiva, per una cognizione negativa di sé o per una mancanza di competenze necessarie per pianificare, organizzare, costruire un network di relazioni, sapersi “vendere”.

Perché è difficile cambiare

Chi parla bene del cambiamento sta parlando del cambiamento degli altri. Cambiare è difficile per tutti e quando lo si affronta attiva e riattiva pensieri ed emozioni che si susseguono e rincorrono facendo a volte perdere l’orientamento. Alcuni motivi per cui è difficile cambiare al lavoro e riprogettarsi sono i seguenti:

  • si desidera abbandonare una situazione insoddisfacente e frustrante, ma nota, per qualcosa di potenzialmente buono ma incerto;
  • finché il desiderio rimane tale si può sempre sperare: se provassimo a realizzarlo senza riuscirvi verrebbe meno anche la speranza;
  • quando ci diciamo che il cambiamento è possibile ce ne assumiamo la responsabilità e non possiamo più dare la colpa agli altri o al “sistema”;
  • cambiare al lavoro richiede solidità e competenza emotiva, soprattutto in termini di autostima e valore attribuito a sé stessi: non sempre è cosi!
  • riprogettarsi al lavoro richiede una serie di competenze di organizzazione e relazione che normalmente non vengono insegnate;
  • i primi tentativi, proprio in quanto tali, spesso falliscono e la scorta personale di “speranza” e fiducia non sempre è alimentata dalle persone che ci stanno intorno.

Perchè è difficile cambiare lavoro

Quando chiedere un aiuto professionale per cambiare lavoro e riprogettarsi

Per riprogettarsi e cambiare lavoro è importante richiedere un aiuto specialistico quando:

  • l’ansia per il cambiamento supera il livello di tolleranza personale;
  • si hanno più desideri ma non si è in grado di scegliere a quale dare seguito;
  • l’obiettivo è chiaro ma non riusciamo a tradurlo in azioni concrete;
  • da soli non riusciamo ad essere sistematici e strutturati nel nostro intento;
  • vorremmo mandare all’aria tutto, con un cambiamento radicale ma poco realistico;
  • di fronte al desiderio o alla necessità di cambiare abbiamo un vissuto depressivo e di fallimento;
  • le persone a noi più vicine vorrebbero imporci un futuro che non desideriamo.

In tutti questi casi, non è il cambiamento in sé ad essere critico ma la modalità con cui viene concepito, prima ancora che intrapreso e realizzato. In qualche caso serve un aiuto pratico mentre in altri è necessario un lavoro psicologico. Vale per tutti la necessità di tenere alimentata la speranza di riuscita.

Come fare per cambiare lavoro e riporgettarsi

Un supporto per come progettare il proprio cambiamento al lavoro

La consulenza che propongo per cambiare o riprogettarsi al lavoro tiene in equilibrio la modalità del coaching con quella più propriamente psicologica.

Nella mia esperienza, la riprogettazione di sé nel lavoro richiede una particolare attenzione non solo alle modalità pratiche e alla conoscenza delle logiche professionali e organizzative, ma anche alla conoscenza di sé e delle dinamiche emotive e cognitive.

Da un lato per cambiare lavoro aiuto le persone a tradurre il desiderio in progetto, a definire un piano d’azione e ad allenare alcune competenze che spesso non hanno: procedere per obiettivi, organizzare con metodo e sistematicità le azioni da intraprendere, fare networking (seriamente!), sapersi promuovere, comunicare bene.

Dall’altro facilito l’analisi e l’elaborazione di emozioni, sensazioni o cognizioni su di sé negative che impediscono al progetto di prendere forma e realizzarsi. Su questo versante è di estrema importanza non soltanto il supporto sul piano psicologico ma l’aiuto a riconoscere ed elaborare sentimenti e pensieri negativi su di sé e sulla possibilità di cambiare. Sono “blocchi” emotivi e cognitivi che una volta riconosciuti e sciolti consento all’energia personale di fluire ancora e di alimentare adeguatamente la propria progettualità.

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